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Ti piacerebbe trovare un luogo in cui il pensiero è libero di fluire, interrogarsi e sperimentare? Ti stimola l’idea di mettere in gioco le tue idee e confrontarti con gli altri? Allora questo è il laboratorio che fa per te!
Il laboratorio “Pensieri in gioco” costituisce un’opportunità per prendere fiato dalla corsa giornaliera, per rallentare, per dare spazio alla riflessione, all’ incontro e al dialogo giocando col pensiero e mettendo in gioco il pensiero stesso.
La proposta è quella di radunarsi per costituire una comunità di ricerca che, utilizzando letture-stimolo, si interroghi sulle questioni che stanno particolarmente a cuore ai suoi membri.
L’ascolto attivo ed il rispetto delle opinioni di ognuno sono il punto di partenza del dialogo.
“Pensieri in Gioco” ti darà la possibilità di sperimentare la fecondità di pensare insieme, cogliendo punti di vista molteplici, e di intavolare una comunicazione autentica, che permetta poi di interpretare gli accadimenti quotidiani con maggior consapevolezza.
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Giovedì 02 Settembre, ore 21:00
Questioni di Punti di Vista
Serata Dimostrativa Gratuita -
Giovedì 14 Ottobre, ore 20:30
Identità -
Giovedì 21 Ottobre, ore 20:30
Forza -
Gioved’ 28 ottobre, ore 20:30
Libertà -
Giovedì 04 Novembre, ore 20:30
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Speranza
Costo del percorso: 20,00€
presso Biblioteca Comunale
via Dante 12, Trezzo sull’Adda (MI)
Info ed iscrizioni:
Biblioteca Trezzo sull’Adda: bibtrezzo@sbv.mi.it
Oppure:
Valeria Trabattoni: info@filosofiaamica.it;
Mauro Paris: mauro@filosofiaamica.it
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PENSIERI IN GIOCO
Laboratorio di Storia della Filosofia e Pratiche Filosofiche
Da mercoledì 16 Giugno a giovedì 24 Giugno ore 20:30 presso Spazio Incontri Ubik, via Sant’Alessandro, 1 Bergamo.
Chi è il “filosofo”? Ognuno di noi; chiunque si interroghi sul senso della propria vita.
Dalla culla da cui nasce - la Grecia antica - fino ad oggi, la philo-sophia si propone l’obiettivo di interrogarsi continuamente su quale sia e quale dovrebbe essere il bene per l’uomo: un cammino iniziato circa tremila anni fa che ancora oggi interpella ognuno di noi in prima persona.
Il laboratorio “Pensieri In Gioco” nasce dal tentativo di intergrare la conoscenza di ciò che i grandi filosofi hanno detto intorno al tema etico con la possibilità di mettere in gioco le tue idee e la tua visione del mondo, nel rispetto di quelle altrui.
“Pensieri in Gioco” ti darà la possibilità di sperimentare la fecondità del pensare insieme, cogliendo punti di vista molteplici, e di intavolare una comunicazione autentica, che permetta poi di interpretare gli accadimenti quotidiani con maggior consapevolezza.
PROGRAMMA:
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Mercoledì 16 giugno, ore 20:30; ARISTOTELE, ETICA NOCOMACHEA: PRAXISI E TEORIA PER LA VITA ETICA. Dott.ssa Elisa Ravasio.
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Giovedì 17 giugno, ore 20:30; LABORATORIO DI PRATICHE FILOSOFICHE: TEORIA E PRATICA. Dott.ssa Valeria Trabattoni, Mauro Paris.
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Mercoledì 23 giugno, ore 20:30; MARTHA NUSSBAUM. L’ETICA PLATONICA E QUELLA ARISTOTELICA: MODELLI TEORICO/PRATICI A CONFRONTO. Dott.ssa Elisa Ravasio.
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Giovedì 24 giugno, ore 20:30; LABORATORIO DI PRATICHE FILOSOFICHE: IL SENSO DELLA VITA. Dott.ssa Valeria Trabattoni, Mauro Paris.
Iscrizione obbligatoria entro il 12 Giugno. Il laboratorio verrà attivato con un minimo di 10 partecipanti.
Costo del percorso: 25,00€.
Info ed iscrizioni: valeria@filosofiaamica.it - 349 5231470
Maggiori informazioni sulle pratiche filosofiche
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LA P4C: STORIA E LEGITTIMAZIONE
La P4C nasce negli anni ’70 da un’idea di Matthew Lipman, docente di Logica presso il Montclear State College, come metodo didattico attraverso cui sviluppare le capacità logico-cognitve dei giovani. Partendo dall’eredità del filosofo e pedagogista John Dewey, Lipman si è reso conto sia dell’importanza di partire dall’esperienza concreta presente del bambino quale stimolo per la ricerca e l’apprendimento, sia dell’importanza di favorire un atteggiamento partecipativo e democratico che porti alla co-costruzione del sapere. Lipman aveva infatti constatato la difficoltà degli studenti ad affrontare e comprendere la sua materia e voleva trovare un modo per favorire nei giovani lo sviluppo di capacità logiche e l’uso riflessivo del pensiero.
La Philosophy for Children non si occupa di insegnare filosofia, il suo obiettivo è piuttosto quello di sviluppare le abilità di pensiero nei bambini di età variabili dalla prima età scolare fino ai primi anni dell’insegnamento superiore e si propone quale modello operativo di educazione del pensiero al pensare. Lipman ha infatti ideato una metodologia che coniuga le esigenze di elaborazione concettuale con quelle ludiche come la lettura di racconti e dialoghi comunitari che stimolino il confronto su tali testi con l’aiuto degli insegnanti. Al centro della prospettiva c’è l’idea che la classe debba trasformarsi in una comunità di ricerca di tipo filosofico, sul modello delle comunità che si raccoglievano intorno a Socrate. Lo scopo è quello di raggiungere la chiarezza cognitiva, presupposto dell’azione consapevole. L’intento degli incontri, dunque, non è quello di insegnare filosofia, ma indicare una strada che possa aiutare i bambini a pensare, confrontandosi con esperienze diverse, interrogandosi circa la responsabilità della loro stessa educazione, diventando mano a mano soggetti reali del loro divenire. All’interno della comunità di ricerca bisogna cercare di conciliare prospettive ed esigenze diverse, da quella indagatrice a quella dialogica, dal lavoro individuale alla vita collettiva ed ogni membro è chiamato a interrogarsi e riflettere attivamente, classificare, individuare similitudini e differenze, elaborare soluzioni inedite, insomma attivare ciò che Dewey chiamava inquiry, ricerca. I bambini indagano sulla realtà che li circonda molto precocemente ed il metodo della Philosophy for Children prende le mosse da questo loro continuo interrogarsi, segno della loro filosofica meraviglia e del legittimo stupore di fronte al mondo. Un corso di filosofia con i bambini non è un luogo nel quale si espone la teoria platonica delle idee, ma un processo attraverso cui li si impegna a porre domande, a svilupparle e a riferirle al mondo in collaborazione con gli altri. Nei corsi scolastici tradizionali o in contesti educativi extra-scolastici, le questioni di senso che pone il bambino sono spesso svuotate. Gli adulti tendono a bloccare questo tipo di domande e impediscono al bambino lo sforzo verso la via della filosofia e quindi del senso. A volte trascurano la domanda, altre volte la evadono oppure edulcorano la realtà per paura: spesso noi stessi siamo turbati da queste questioni oppure non osiamo dire che non conosciamo la risposta e temiamo di mostrare i nostri limiti, le nostre debolezze, come se il dubbio e la ricerca non fossero profondamente educativi.
Nelle sessioni di P4C, a partire dalla lettura di brevi racconti, i cosiddetti testi-pretesto elaborati dallo stesso Lipman con lo scopo di fornire spunti su tematiche prettamente filosofiche, si innestano dialoghi filosofici nei quali entrano in gioco tre tipi di pensiero: critico, creativo e caring. La dimensione critica è insieme inquisitive e deliberative, è governata da regole procedurali funzionali all’individuazione ed alla soluzione dei problemi. Essa presenta, dunque, un’apertura alla ricerca ma anche alla scelta, alla decisionalità, alla responsabilità operativa attraverso l’individuazione di criteri, ragioni, giustificazioni, fondamenti in relazione alla specificità dei contesti di riferimento. Consente, inoltre, di operare connessioni e distinzioni, muovendo in direzione ordinatrice. In questo quadro il pensiero critico si articola attraverso la formulazione di giudizi, in una prospettiva autocritica ed autocorrettiva, assumendo valenze metacognitive. La dimensione creativa del pensiero si configura, per il filosofo nordamericano, come peculiarmente complessa in quanto implica la possibilità di far simultaneamente riferimento a criteri conflittuali, in vista del superamento delle dicotomie e delle opposizioni attraverso nuove costruzioni ed interpretazioni. Il pensiero creativo è quindi un pensiero che vuole “trascendersi”, muovendo oltre schemi e matrici precostituite. In questo senso può deliberatamente fare a meno di regole e di percorsi codificati, utilizzando una pluralità di veicoli espressivi i quali possono sostituire o affiancare il codice linguistico, preferenziale per la dimensione critica del pensiero. Il significato dei termini inglesi to care, to take care of rimanda all”‘aver cura”, ad un aprirsi all’esterno, alla dimensione esperienziale ed intersoggettiva, alla responsabilità e senso del valore delle persone e delle cose con cui si entra in relazione. L’aspetto valoriale, pertanto, in questa dimensione, è estremamente significativo. Attraverso il pensiero, che si traduce in azione, noi diamo senso e valore al mondo, connotandolo di implicazioni affettive, prendendoci così “cura” di quanto ci circonda e di noi stessi. L’aspetto cognitivo si arricchisce, quindi, di valenze affettive ed emozionali da cui è impossibile prescindere per un rapporto autentico con cose e persone.
